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domenico sciajno composition double bass digital audio max/msp expert
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  >>>> REVIEWS about THE D&B ALBUM

THE D&B ALBUM
by Domenico Sciajno / Gert-Jan Prins
bowindo 04 2003

paris transatlantic jan 2004

Having been inundated with requests for Best Of lists for 2003, I eventually got tired of the idea, though if anyone had asked me to name the new label of the year (as opposed to album) I would have nominated Bowindo without a moment's hesitation. Bowindo is, along with Giuseppe Ielasi's Fringes imprint that distributes it, arguably the best thing to come out of Italy since Luigi Nono. Each of the first four releases on the label is superbly recorded, beautifully packaged, and full to the brim with daring and accomplished new music.
For The D&B Album Domenico Sciajno (pictured opposite) and Gert-Jan Prins bill themselves in time-honoured DJ style as "Do shine'o" and "Prinsjan", and indeed there are plenty of real woofer-fucking grooves on the opening "Cascocity", though they're often buried under piles of digital clutter. The outstanding recording, made at Amsterdam's STEIM in 2002, contains plenty of par-for-the-course ultra high frequencies, white noise screes and the like, plus Prins' trademark mangled TV and radio manipulations, but is remarkably listenable (for me at least). The five pieces each have a strong sense of structure and direction, from the serpentine anti-dub of "Diamonds will do" via the thudding motoric pulsing (high and low) of "Tablerock" to the vicious, rumbling roughing-up of snatches of FM radio on "Vinexology". Unlike the Bosetti album discussed above, listening to this one through headphones is a dumb idea; this one's for all the family. Unless Santa gave it you for Christmas, you'll have to get it as a New Year present, if such a thing exists. Great way to start the year, too. Happy New 2004 to everyone at Bowindo: I can't wait for the next instalment. —DW


Frans de Waard in Vital Weekly

Improvisation musicians do listen to popmusic, techno and drum & bass, and some of them adopt a music style and pretend that they are doing the same thing. The Vacuum Boys for instance is such a band, pretending to be a real rock group, but in return just use powerbooks, guitars and electronics. Maybe it's there that Gert-Jan Prins, electronic specialist for the Vacuum Boys, got the idea to do a drum & bass album, with Domenico Sciajno. Sciajno plays real time computer processing and Prins the electronics and fm/am modulations. Despite the title, this music has nothing to do with drum and bass. It's an album filled with rhythms, cracklings,modulations, which indeed move over the entire sound spectrum - much low end and much high end -, just like drum & bass does, but this is high improvisation at work here. Prins sets the sounds, by twitching, turning and hitting his circuits and dailing his radio knobs, while Sciajno receives the sounds and twists the computer knobs up and distorts the whole thing a bit further. Well made improvised music that fits along the lines of labels such as Erstwhile and Grob, for those who take improvised music a bit futher.

Jeremy Keens, Ampersand Etc., October 2003

'The d&b album' is a glitch fest that offers passing reference to drum and bass – only really the title. On processing, electronics and fm/am Scianjo and Prins produce some vibrant electronica. 'Cascocity' shows the way with a combination of squeaks, scrapes and electro shlushes with some drum-like figures that builds and then chops, a futzy glitch rhythm with sqkyscrtchs in the second half. It is going to read oddly, but we continue in 'Stonone' passing from high tones with slowly developing soft sounds (cycles scrape hiss buzz) that starts to change as crackle and radio build, sweeps of tones, tweets, puttering – active and quite driving, almost noisey, crackle propelled.
Various tones develop through 'Diamonds will do', plus tapping and ringing, developing but gaining interference. Computer beepling, clicks, tone-notes, a slow groove, buzz crackling with radio later. In 'Tablerock' a farty-futz and soft whipping build, blowing pitters blurt scratchy, a deep pulsing drone driving the track onwards. Finally clickey interference, cycling and visceral scrapes in 'Vinexology' provide an edgy fast jumpy breaking down of voice and song. ()

Stefano I. Bianchi, BlowUp, November 2003

Domenico Sciajno e Gert-Jan Prins, rispettivamente "real time computer processing" ed "electronics, fm/am modulations", che realizzano un'opera molto fisica e dinamica: spruzzi e sbrotti di computer liberati come alte maree percussive da minimal techno essiccata e costipata (Cascocity, Tablerock), crescendo che invadono il territorio acustico per accumulazione (Vinexology, la bellissima Stonone) e pause meditative che dietro una sommessa matematica nascondono del jazz (Diamonds Will Do). La profonda sensibilità pop e la matrice "rock" che emergono prepotentemente tra le righe di questo bellissimo album ne fanno un disco consigliato non solo a chi segue e ama le diverse figliolanze di Ikeda ma anche a quanti solitamente frequentano territori distanti come la cosiddetta IDM e persino il noise rock, luoghi ai quali i due sembrano "naturalmente" portati e nei quali, mutati gli strumenti, si ritroverebbero quasi d'incanto (8).




Francesca Bellino All about jazz marzo 2004
http://www.allaboutjazz.com/italy/articles/arti0204_027_it.htm

Bowindo: quando i suoni si affacciano all'arte

high energy noise poetry clean walls and ears

Bowindo è una neonata etichetta italiana. Promuove e produce musica sperimentale, elettroacustica e acusmatica di compositori (per ora Martusciello, Tricoli, Bosetti, Sciajno, Ielasi) che lavorano con il suono in tutti i caratteri che esso potenzialmente vorrebbe sviluppare e con tutti i rischi che tale approccio comporta.

I rischi, diciamolo subito, sono connessi al fatto che si tratta di musica tecnologica di ricerca che si concretizza in una forma d'arte sonora. Ciò significa che mettendosi nella prospettiva di chi compone, il CD è un percorso, uno tra i possibili, quello immaginato, sondato, realizzato. Per chi ascolta, il CD è però un'opera conclusa, ma aleatoria, soggetta pertanto a innumerevoli interpretazioni che nascono e muoiono nella sensibilità di chi ascolta.

La fruizione di tale musica - che nella sua pratica mantiene tutti i connotati della perfomance [su traccia] - a posteriori è ardua, ostica, quasi ai limiti della comprensibilità per chi non ne sia già allenato. Allontanandoci dalle organizzazioni sonore più astratte si entra in territori di confine, estremi direbbe qualcuno, dove l'estremo non è rumore, nè tantomeno silenzio. L'estremo per pardosso diventa il suono stesso, la nozione che di esso si ha, l'approccio del compositore sulle parti che lo compongono.

L'approccio a questi quattro CD non è facile e non va minimamente semplificato perché ogni singolo disco non è che una piccola parte di un tutto che andrebbe seguito nel suo itinere teoretico e poi meccanico. Teniamo presente, infatti, che sulla traccia del CD si trovano stratificate fasi di lavoro diverse (contemporanee e no). In alcuni casi i suoni provengono dallo sfioramento, dalla percussione, dalla rottura di oggetti a cui sono apposti microfoni. In altri casi, sono la risultante di flussi manipolati. Nella traccia audio del CD, tutto si deposita come si trattasse di un crogiulo che accoglie e mescola alchimie. Questa mescola alchemica avviene grazie a sintetizzatori e live electronics, cioè all'utilizzo in tempo reale di programmi e strumenti elettronici che intervengono sui suoni (strumentali e no) provenienti da più periferiche. L'intervento diretto agisce su tutti i parametri del suono. Il fenomeno fisico-acustico risultante viene poi proiettato nello spazio [e nella traccia audio].

Detto questo, come comunicare il contenuto dei CD in questione? Ripetiamo che la problematicità e il senso di una loro recensione non va assolutamente sottovalutato perché bisogna essere consapevoli di compiere una operazione d'astrazione e d'interpretazione del percorso di ciascun compositore, operazione senza dubbio opinabile e se vogliamo superflua. Si introducono necessariamente metafore (estremi, esplorazioni, crogiuoli e quant'altro), dove i tanti e diversi limiti difficilmente spiegabili - con i quali tuttavia i compositori si confrontano - cercano aiuto in parole del senso comune. Tutto per rendere più vicine esperienze che rimangono ancora troppo lontane. E proprio in questa spaccatura insanabile tra fermento teorico da una parte e senso comune dall'altra affondano ancora incomprensioni e diffidenze che circondano i protagonisti di questi lavori nell'odierna Italia. Qui si lavora ai margini, in un territorio estraneo (e a forza estraniato) dal sentire la musica oggi. Non resta che constatare - non senza una profonda amarezza - che tali lavori sembrano destinati a fissarsi come fossero oggetti e prodotti d'avanguardia, purtroppo più utili alla critica, che al fare cultura.

The dεtb album: documenta la collaborazione tra il contrabbassista Do Shine'o (aka Sciajno) qui "real time computer processing" e Prinsjan (aka Gert-Jan Prins) "electronics, fm/am modulations". I cinque pezzi che scaturiscono dall'incontro sono decisamente interessanti. Tecniche diverse dei due si fondono, bilanciandosi ma anche contraddicendosi, annullandosi, zittendosi, cozzando l'una contro l'altra. Questo lavoro si costruisce attorno un'intelaiatura concettuale forte, caratteristica che segna un po' la ricerca dei due performer qui in gioco. Con una consapevole padronanza di mezzi, il prodotto finale (l'opera di cui si parlava) pare tentare il recupero di sonorità (quali?), che gioco forza distorce una volta carpite (come le modulazioni di frequenza radiofonica). La sonorità "recuperata" -pur conservando ampissime oscillazioni di frequenze e dissonanze oltremodo lontane dal comune sentire musica- risulta fluida, meno spigolosa e onirica di quelle precedentemente viste, più concreta e schietta.

Le sonorità di questi quattro lavori trascinano, o meglio sbalzano, in una dimensione unica, pulviscolare, dove le infinitesime particelle (frequenze) che compongono e costruiscono il suono medesimo diventano materia grezza e ruvida da scolpire. Ponete dunque il vostro CD nel lettore, lavorate sull'amplificatore fino ad ottenere il compromesso acustico a voi più gradito. Di quanti più canali potete disporre è meglio. A voi tutto il resto, la musica - ruvida e complessa - ma le contraddizioni travolgono comunque.

Valutazione: * * * * (una media di tutto, teoria e prassi)


Sito della Bowindo:
www.bowindorecordings.com


 

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